Il dossier Rachel – Martin Amis

Il dossier Rachel

«Mezzogiorno, martedì. Ero disteso immobile nella vasca da bagno, come un vecchio alligatore sudicio: non mi lavavo, me ne stavo semplicemente immerso nel vapore a fare piani.
Che cosa potevo mettermi? Camicia azzurra a quadri, stivali neri e il vecchio completo nero
di velluto a coste con quelle commoventi toppe di pelle ai gomiti. Quale personaggio potevo indossare’? Nelle due occasioni in cui l’avevo vista ad agosto la mia identità aveva subito
una serie di riorganizzazioni radicali, e alla fine aveva trovato una stabilità in un miscuglio
tra il tipo afflitto, laconico e imperscrutabile e quello astuto, chiacchierone, cinico, simpaticissimo, ma con qualcosa di demoniaco, un che di nichilista, un desiderio di morte che veniva
messo a tacere. Era meglio dare una rispolverata a questi personaggi o ricominciare da zero’?
Perché Rachel, invece, non era stata un po’ più chiara sul tipo di persona che era lei? Chi
lo sa. Se lei fosse stata una hippy le avrei parlato di droghe, zodiaco, tarocchi. Se fosse stata
di sinistra avrei assunto un’espressione affranta, mi sarei messo a odiare la Grecia e a mangiare fagioli in salsa di pomodoro direttamente dal barattolo. Se fosse stata una tipa sportiva l’avrei sfidata a… scacchi, backgammon e roba del genere. No, non ditemi che è lei la ragazza destinata a farmi capire che catalogare le persone in questo modo tristissimo è una follia
dettata dall’egocentrismo; non ditemi che mi metterà a posto, che si farà carico di me, mi darà la cognitio e la risoluzione comica. Non potrei sopportarlo».

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Renzo Guolo, L’ultima utopia. Gli jihadisti europei

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Migliaia di cittadini occidentali, immigrati di seconda generazione ma anche autoctoni convertiti, combattono in Siria e in Iraq tra le fila dell’Is o di Al Qgeda. Chi sono e cosa li spinge a compiere una simile scelta? I foreign fighters occidentali non hanno un profilo tipo: tra essi si trovano giovani che provengono da ceti medi e popolari, da periferie metropolitane come da zone residenziali, piccoli delinquenti di quartiere e laureati in buone università. Le biografie dei combattenti jihadisti mostrano la loro eterogeneità sociale e culturale. E permettono di analizzare il contesto nel quale matura la loro scelta estrema.
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Loretta Napoleoni, Isis. Lo stato del terrore

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Uno dei massimi esperti di terrorismo internazionale offre al grande pubblico il ritratto dell’Isis, il cui stesso nome è mutato molte volte, a seconda delle diverse condizioni sul campo e nel sistema mediatico. Perché, scrive Napoleoni, “quel che distingue questa organizzazione da ogni altro gruppo armato che l’ha preceduta e quel che ne spiega l’enorme successo sono la sua modernità e il suo pragmatismo”. Questa nuova minaccia punta a un ambiziosissimo obiettivo: far nascere dalle ceneri dei conflitti mediorientali non un gruppo terroristico, ma un vero e proprio stato, con un suo territorio, una sua economia e un’enorme forza di attrazione per i musulmani fondamentalisti di tutto il mondo.
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Tahar Ben Jelloun, E’ questo l’Islam che fa paura

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Un dialogo tra Tahar Ben Jelloun e sua figlia, francese di origini musulmane, come moltissimi nell’Europa odierna. Descrive lo sdegno dei musulmani moderati di fronte a un fondamentalismo che deturpa la vera fede in Allah. Spiega cosa è l’Isis, come è nato, come è riuscito a far proseliti fra i giovani più fragili e disorientati dalla mancanza di lavoro, dalla miseria morale e materiale. Ma fa anche riflettere sulle responsabilità di noi occidentali, spesso indifferenti ai gravi disagi degli immigrati di prima e seconda generazione che popolano le nostre città. Questo vuole essere un libro di lotta e di resistenza. Fatte con l’arma più affilata di tutte: l’intelligenza.
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Il leone d’oro

Il leone d’oro – Wilbur Smith

Il leone d'oro

Africa orientale, seconda metà del diciassettesimo secolo. Hal Courteney incarna la quintessenza di una vita vissuta pericolosamente: ha per moglie una nobile guerriera etiope che combatte al suo fianco, ha da parte un cospicuo tesoro e ha un ancor più cospicuo numero di nemici. Hal è convinto di aver seppellito per sempre il peggiore di questi, l’Avvoltoio, il responsabile dell’ingiusta condanna di suo padre. Ma l’uomo è invece sopravvissuto e, benché sfigurato e mutilato, è più combattivo che mai: l’unico scopo della sua vita ormai è uccidere Hal e la moglie.
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Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta

Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta – Andrea Camilleri

Le vichinghe volanti e altre storie d'amore a Vigàta

“Letti, divani, e giacigli, sono ospitali a Vigàta. E contemplano ingorghi e soprassalti. La prodigalità è un ardore di istintiva e disfrenata voluttà. Si dipana come una corrente vitale a due fuochi: la passione gagliarda, che non si tiene ai limiti del ritegno; e la missione soccorrevole, da crocerossine che, per la società e la patria, e per il proprio piacere, esercitano le opere di bene come un darsi generoso secondo le esigenze ghiotte dell”appetito’ da soddisfare, del ‘boccone’ prelibato, del ‘ristoro’, e finanche del fervoroso ‘spolpamento’. A Vigàta si acclimatano divinità pagane, santi, e creature circensi: una Venere di lago e un Apollo dormiente; uno splendore di ragazza, incline alle estasi, la quale, mentre dintorno preme il mistero del trascendente, corrompe e si corrompe con i propri aromi di purezza e la sua voglia di santità, compiacendosi dei sogni lascivi, illusoriamente tattili, che tra uno spandersi di afrori di peccato mettono in comunicazione notturna il letto suo e quello del proprio confessore; le quattro svedesi equilibriste, le vichinghe volanti che, avvenenti e fascinose, montano le loro roboanti motociclette come cavallerizze da circo. Un’astuta e insolente provvidenza narrativa si prende gioco delle aspettative: imbroglia, sbroglia, imprevedibile alla fine; sbrigliata com’è, nel dare scacco matto. Un cacciatore sbadato non sa di essere cacciato da un cacciatore per diletto. Uno sgambetto è inevitabile…” (Salvatore Silvano Nigro ) Continua a leggere

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M. Una metronovela – Stefano Bartezzaghi

M. Una metronovela  – Stefano Bartezzaghi

M. Una metronovela

Tra arrivi e partenze, amicizie lunghe una vita e disincontri quotidiani, orizzonte superiore e orizzonte inferiore, ricordi tenaci e attimi mancati, Stefano Bartezzaghi ci conduce in un insolito viaggio sentimentale nella sua città. E la sua lingua-cornucopia scava nell’ovvio e nel mediocre del quotidiano e dell’oggetto comune per produrre riverberi insoliti, lampi di ricordi, nuovi angoli di osservazione, storie frivole e serie di persone note o del tutto sconosciute che insieme a Milano ci raccontano anche un’altra possibile città. Magari la nostra.
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Il dossier Rachel – Martin Amis

Il dossier Rachel – Martin Amis

Il dossier Rachel

«Mezzogiorno, martedì. Ero disteso immobile nella vasca da bagno, come un vecchio alligatore sudicio: non mi lavavo, me ne stavo semplicemente immerso nel vapore a fare piani.
Che cosa potevo mettermi? Camicia azzurra a quadri, stivali neri e il vecchio completo nero
di velluto a coste con quelle commoventi toppe di pelle ai gomiti. Quale personaggio potevo indossare’? Nelle due occasioni in cui l’avevo vista ad agosto la mia identità aveva subito
una serie di riorganizzazioni radicali, e alla fine aveva trovato una stabilità in un miscuglio
tra il tipo afflitto, laconico e imperscrutabile e quello astuto, chiacchierone, cinico, simpaticissimo, ma con qualcosa di demoniaco, un che di nichilista, un desiderio di morte che veniva
messo a tacere. Era meglio dare una rispolverata a questi personaggi o ricominciare da zero’?
Perché Rachel, invece, non era stata un po’ più chiara sul tipo di persona che era lei? Chi
lo sa. Se lei fosse stata una hippy le avrei parlato di droghe, zodiaco, tarocchi. Se fosse stata
di sinistra avrei assunto un’espressione affranta, mi sarei messo a odiare la Grecia e a mangiare fagioli in salsa di pomodoro direttamente dal barattolo. Se fosse stata una tipa sportiva l’avrei sfidata a… scacchi, backgammon e roba del genere. No, non ditemi che è lei la ragazza destinata a farmi capire che catalogare le persone in questo modo tristissimo è una follia
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Scarafaggi – Jo Nesbø

Scarafaggi

Harry Hole è a Bangkok per affiancare i poliziotti locali nell’indagine sull’omicidio di un diplomatico norvegese ucciso in un bordello. Ma come gli scarafaggi che brulicano nella sua stanza, così i personaggi coinvolti nel caso sembrano moltiplicarsi all’infinito. Né la famiglia dell’ambasciatore morto, né le autorità di Oslo, e tanto meno la polizia locale, sembrano disposti a collaborare. E Harry si ritrova solo.

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Chi perde paga – Stephen King

Chi perde paga

Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico – reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold – che però non pubblica più da vent’anni. L’uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l’illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent’anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di “Mr. Mercedes”, e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in “Misery non deve morire”, King mette in scena l’ossessione di un lettore per il suo scrittore, un’ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. “Chi perde paga” è il secondo romanzo della trilogia iniziata con “Mr. Mercedes”, nel quale l’autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

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